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Nei parchi italiani 
tornano gli animali

Scienza e natura: un matrimonio perfetto per la salute del territorio
Se ne è parlato in un convegno a Roma. Tappa importante verso la prima conferenza nazionale sulla biodiversità

Grifoni, falchi pescatori, orsi, camosci e foche monache. Non siamo in un parco americano o in un territorio esotico e lontano. Siamo in Italia dove, grazie allo sforzo di amministratori e ricercatori appassionati e sensibili, alcuni territori si stanno ripopolando di specie animali che pensavamo perdute.
Succede, ad esempio, in Sicilia, nel Parco dei Nebrodi, dove il Grifone, con la sua apertura alare di tre metri, è tornato a volteggiare nei cieli della più estesa area protetta dell’isola.
“Era scomparso dagli anni sessanta – racconta il presidente del Parco, Giuseppe Antoci – quando questa specie di avvoltoi si è estinta a causa delle carcasse letali delle volpi, morte per bocconi avvelenati, all’epoca legali.
Oggi, una colonia importante si è insediata nel massiccio delle Rocche del Crasto. “Il dato più significativo e che ha fatto del nostro progetto uno dei migliori in Europa – afferma Antoci – è che, a seguito della prima reintroduzione dalla Spagna, avvenuta nel 1999, dieci individui si sono fermati sul territorio e, dal 2005, hanno iniziato a nidificare, raggiungendo attualmente il numero di settanta esemplari”.
Un’altra importante reintroduzione è quella del falco pescatore, un raro rapace anch’esso assente dall’Italia dagli anni sessanta e oggi, dopo oltre 40 anni, tornato a nidificare nel Parco regionale della Maremma. A dire il vero, in Toscana, l’ultima nidificazione risale addirittura al 1929. Si tratta di un uccello migratore, lungo oltre un metro e mezzo, molto vulnerabile sotto il profilo conservazionistico, tant’è che la popolazione mediterranea conta meno di un centinaio di coppie riproduttive distribuite tra la Corsica, le isole Baleari, l’Algeria e il Marocco.
Così, grazie all’impegno e alla passione del Parco e grazie anche a un progetto europeo e al sostegno della regione Toscana e di Legambiente, a partire dal 2006 è iniziato il lavoro di reintroduzione. Ogni anno, fino al 2010, circa 6/7 pulcini sono stati portati in elicottero dalla Corsica, per un totale di 33 esemplari. Dopo essere stati tenuti per i primi delicati mesi di vita nel centro di involo sono stati rilasciati, seguiti e studiati, grazie a sofisticate tecnologie di ripresa a distanza che permettono di seguirli fin dalle prime ore di vita. In attesa, e nella speranza, della loro riproduzione.
“Il primo evento riproduttivo – racconta Andrea Sforzi, responsabile scientifico del progetto Falco Pescatore e direttore del museo di Storia Naturale della Maremma – è avvenuto nel 2011, e poi ogni anno a seguire, per un totale finora di cinque piccoli, tutti nati da una coppia ormai stanziale. Il maschio è uno dei nostri, rimasto in zona, e la femmina viene dal nord, ma si è fermata qui”. E così, i due, hanno messo su famiglia…
Di recente è stata poi avviata una collaborazione con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano per la costruzione e il posizionamento di quattro nidi artificiali sull’Isola di Montecristo. I nidi, che hanno un diametro di oltre un metro, sono stati intrecciati con rami di erica e posizionati dal personale esperto del Parco Regionale della Corsica in luoghi inaccessibili, falesie di 30-50 metri a strapiombo sul mare, al riparo anche da capre e da altri animali. “Per invogliarli a fermarsi e a nidificare”, conclude Sforzi. “L’obiettivo è quello di una vera e propria ricolonizzazione di cui il Parco della Maremma vuole costituire il motore principale, ma che deve interessare un’area sempre più vasta della penisola”.
Di tutto questo e di moltissimo altro si è parlato nel convegno “I parchi incontrano la scienza” svoltosi ieri a Roma e organizzato da Legambiente e Federparchi, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente.
I numeri presentati sono impressionanti: oltre 1.700 le ricerche selezionate, 4.000 gli studi scientifici realizzati nel grande laboratorio open air offerto dal sistema delle aree protette italiane, 6.000 chilometri percorsi, 54 esperti e tecnici coinvolti e 23 persone di riferimento sul territorio.
Un’eccellenza scientifica italiana che ha a cuore l’ambiente e la natura e che dimostra quanto sia importante ed efficace fare rete per salvaguardare e valorizzare uno dei nostri principali patrimoni: il territorio.
Così nella mattinata, durante le otto sessioni sulla ricerca presentate (mare, geologia, foreste, specie aliene, ambienti acquatici, anfibi e rettili, uccelli, mammiferi) state raccontate altre magnifiche storie: i camosci appenninici che, grazie a un progetto scientifico di ripopolamento, sono tornati a correre nelle valli del Parco Naturale del Sirente Velino, in Abruzzo; gli orsi bruni che di nuovo abitano le montagne del Gruppo Adamello Brenta; la foca monaca che, grazie a politiche di tutela e gestione della pesca artigianale nell’area marina protetta delle Egadi, è stata nuovamente osservata in quelle zone ed è continuamente monitorata e studiata dai ricercatori dell’Ispra.
Il convegno, a cui è seguita una tavola rotonda con Renato Grimaldi, direttore del Servizio Conservazione Natura del ministero dell’Ambiente, Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi, Stefano Landi, economista dell’Università LUISS e Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, ha rappresentato una tappa importante verso la prima conferenza nazionale sulla biodiversità che si terrà, sempre a Roma, i prossimi 11 e 12 dicembre. L’evento, dal titolo “La Natura dell’Italia. Biodiversità e Aree protette: la green economy per il rilancio del Paese”, organizzato dal ministero dell’Ambiente, in collaborazione con Federparchi, Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Unioncamere, avrà una valenza storica per l’Italia. Per la prima volta, infatti, si confronteranno le più importanti istituzioni politiche, il mondo della tutela dell’ambiente, quello della green economy, la ricerca scientifica, i vari esperti e operatori del settore.
Sarà un’occasione preziosa per discutere delle politiche di valorizzazione della biodiversità, dell’attuazione degli indirizzi comunitari, delle migliori pratiche finora sviluppate. L’obiettivo è quello di puntare al rilancio dell’economia italiana proponendo un nuovo modello di sviluppo che faccia dell’immenso capitale naturale che caratterizza il nostro Paese, dalle aree protette all’agricoltura, ai prodotti tipici, all’artigianato di qualità, un volano di crescita sostenibile. Nel giorno di apertura della Conferenza, Papa Francesco incontrerà una delegazione di Federparchi. Saranno settanta le persone che parleranno al Papa delle bellezze e delle necessità di tutela del nostro territorio e che lo omaggeranno con una statua rappresentante San Francesco. Già…proprio lui, che più di tutti la natura l’ha così profondamente amata e rispettata.

Fonte: lastampa.it

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